martedì 6 settembre 2011

IL LORO DEBITO NON LO PAGHIAMO!


Governo e parlamento eseguono gli ordini ricevuti dalle banche, dalla Confindustria e dalle istituzioni europee: affrontare la crisi capitalistica imponendo un vero massacro sociale delle classi popolari.
La doppia manovra del 6 luglio e del 13 agosto estorce nel giro di 4 anni e in diverse forme 130 miliardi di euro ai lavoratori per trasferirli alle banche, ai padroni e speculatori.

Lo fa attraverso l’introduzione e l’aumento dei ticket sanitari, riducendo il valore delle pensioni e aumentando l’età pensionabile, taglieggiando i lavoratori pubblici e abolendo di fatto i contratti nazionali di lavoro nel privato, con gigantesche riduzioni della spesa pubblica nazionale e degli enti locali, col conseguente tracollo dei servizi e pubblici e con drastici tagli alle agevolazioni fiscali e assistenziali.

Tutto questo per pagare il debito dello stato. Ma è una truffa! Questo debito è nato :
dalle massicce riduzioni fiscali elargite alle classi ricche e dalla loro evasione fiscale;
dagli enormi finanziamenti dello stato per tenere in piedi le banche private.
Rigettiamo la manovra e rifiutiamo di riconoscere e di pagare un debito illegittimo, che non è stato fatto da noi, che serve a garantire le speculazioni dei potentati finanziari.

La manovra produrrà una crisi ancora più grave di sottoconsumo e alimenterà una recessione profonda dell’economia.
Devono pagare coloro che non hanno mai pagato: il grande capitale, le banche e le rendite, le nomenklature dei faccendieri e politicanti arricchitesi al loro servizio.

Bisogna imporre:
una patrimoniale sulle fortune accumulate nel tempo, la nazionalizzazione delle banche;
dopo decenni di stangate, una redistribuzione a favore delle classi lavoratrici, un reddito sociale per i senza lavoro, l’istituzione di un salario minimo di garanzia, la distribuzione del lavoro riducendo l’orario, un piano di servizi pubblici e di risanamento ambientale, la drastica riduzione delle spese militari, la rinuncia alle costosissime, inutili e dannose grandi opere come la TAV.

Occorre un grande schieramento di lotta che mobiliti tutti, che costruisca un rapporto di forza capace di bloccare la manovra affermando gli interessi e i bisogni della classe lavoratrice.
Lo sciopero del 6 settembre è stato convocato dalla CGIL dopo la firma del vergognoso patto sociale del 28 giugno, rendendo poco credibile la propria volontà di lotta. Lo sciopero contemporaneo dei sindacati di base è invece indetto giustamente contro la dittatura delle banche e dell’Unione europea. Occorre andare oltre questo primo momento di lotta, perchè non si possono ottenere risultati con la fermata di un solo giorno.
Bisogna continuare con una mobilitazione permanente dal basso che coinvolga insieme a lavoratori e lavoratrici, tutti i movimenti sociali che sono scesi in campo in questi mesi: dagli studenti alle donne, dai comitati ambientalisti alle associazioni per la difesa dei beni comuni.
Per vincere dobbiamo resistere un minuto di più dei padroni, con gli scioperi nei luoghi di lavoro, con lo ‘sciopero precario’ che coinvolga con il blocco dei flussi produttivi e informatici anche chi di solito non può scioperare, con le tende permanenti in piazza come gli ‘indignati’ spagnoli.
Oggi è possibile dar vita a una mobilitazione che sfoci in una enorme manifestazione di massa a Roma il 15 ottobre, giornata che vedrà grandi iniziative di lotta in tutte le principali capitali europee.

Bisogna assediare i palazzi del potere fino alla cacciata di questo governo!



di: Sinistra Critica Milano

Read More...

Stampa il post

venerdì 26 agosto 2011

Per le amministrative, nel nostro paese ci vuole una proposta “rivoluzionaria”.

Comunicato stampa.

Per le amministrative, nel nostro paese ci vuole una proposta “rivoluzionaria”.
Una lista “rivoluzionaria” capace di sdoganare il nostro paese dalla crisi sociale, politica,
economica e culturale di cui soffre. Questo è un tentativo esplorativo in previsione delle prossime
amministrative a Castellaneta.

Bastano pochi punti:
- programma alternativo e semplice, di pochi punti e di utilità sociale;
- codice etico;
- pari dignità di chi vi aderisce.



Il programma dovrà essere concordato in incontri con cittadini in modo tale da non apparire
come “un coniglio tirato fuori dal cilindro”. Stessa procedura deve essere adottata per la formazione
del candidato sindaco e della lista/liste che lo sosterranno.

E’ imbarazzante costatare quanto i grandi partiti di centrosinistra e di sinistra sentano la prova
elettorale e per questo, immaginiamo quanto potrebbe pesare un’ennesima sconfitta elettorale.

Per questo lanciamo l’ipotesi di una lista che sia in netta rottura con la destra ma anche
alternativa al centrosinistra, la quale, pur aggregando diversi soggetti chiaramente collocati a
sinistra, aperta ad associazioni e movimenti che si sono battuti sin dall’inizio per i “beni comuni” e contro il nucleare, mobilitando milioni di persone, sia pensata alla costruzione di un nuovo soggetto che faccia della partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica un suo punto
imprescindibile.

Pensiamo quindi a una lista inequivocabilmente alternativa che valorizzi “l’attività sociale” e
non “il partito degli assessori” o dei “trombati”.

Questa è la nostra ambizione che vorremmo fosse la vera novità per il nostro paese.

Per il coordinamento cittadino di Castellaneta
Cataldo Martemucci

Read More...

Stampa il post

giovedì 21 aprile 2011

SCILIPOTI FA SCUOLA E SBARCA NELLA CITTA' DEL MITO!

Inserisci il sommario quiInserisci il resto del post qui

Read More...

Stampa il post

domenica 27 marzo 2011

"Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi"


L'associazione culturale "Società di mutuo soccorso Ernesto de Martino", in collaborazione con Sinistra critica, organizza per il prossimo 7 aprile 2011 alle ore 17,00 presso la Biblioteca comunale "Acclavio" di Taranto (piazzale Bestat) un incontro pubblico con l'economista e scrittore Guido Viale dal titolo "Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi".
Punto di partenza della discussione è il tema della conversione ecologica, un'espressione che ha un risvolto soggettivo e uno oggettivo, un risvolto etico e uno sociale. Conversione rimanda a un cambiamento del nostro stile di vita, dei nostri consumi, del modo in cui lavoriamo, del fine per cui lavoriamo o vorremmo lavorare, del nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente. E' ecologica se tiene conto dei limiti dell'ambiente: non si può consumare più di quello che la natura è in grado di produrre, né inquinare più di quanto l'ambiente riesca a rigenerare. Ma questa conversione si potrà tradurre in un cambiamento effettivo solo se è l'oggetto di un progetto consapevole e condiviso.

L'analisi concreta dei motivi e delle conseguenze della crisi ambientale, economica e occupazionale in corso permette di mettere a fuoco alcuni punti irrinunciabili di una strategia di riconversione ambientale: i settori da sostenere, le forze sociali da coinvolgere, le strade di una compiuta democrazia partecipata, la riappropriazione, in forme condivise, dei beni comuni.

Guido Viale è economista e scrittore. Tra le sue pubblicazioni: Il '68, Mazzotta 1978 (ripubblicato da NdA Press nel 2008); Un mondo usa e getta, Feltrinelli 1994 e 2000; Azzerare i rifiuti, Bollati Boringhieri 2008; Vita e morte dell'automobile, Bollati Boringhieri 2007; Prove di un mondo diverso, NdA Press 2009; La civiltà del riuso, Laterza 2010, La conversione ecologica, NdA Press 2011.

Guido Viale scrive anche per il quotidiano «il manifesto» e per numerosi altri giornali e riviste.


Read More...

Stampa il post

martedì 15 marzo 2011

A TARANTO E' NATO IL COMITATO "VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE"


Anche a Taranto si è constituito il Comitato referendario "Vota Sì per fermare il nucleare" aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all'energia dell'atomo.
Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare e per incentivare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato "Vota sì per fermare il nucleare" che opererà per promuovere sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.
Secondo il comitato, il nucleare non serve all'Italia, "dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di circa 100.000 megawatt (di cui 76.000 effettivamente fruibili), mentre il picco di consumi, che si manifesta in estate a causa dei condizionatori accesi, oggi non supera i 57.000 megawat.

Abbiamo fin troppe centrali elettriche che devono essere gradualmente sostituite solo dagli impianti a fonti rinnovabili e sarebbe invece necessario investire per ridurre gli sprechi che tutte le centrali portano con sè attraverso i loro consumi specifici, non chè per contenere le grandi perdite derivate dalle ingenti quantità di energia elettrica costrette a transitare tra diverse regioni.

Il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall'estero, perchè l'Italia sarebbe costretta ad importare l'uranio . le cui scorte, peraltro, si calcola possano esaurirsi intorno alla metà del secolo - oltre che tecnologia e brevetti.
Secondo uno studio di Ecofys e WWF Internazionale si può raggiungere il 100% di energie rinnovabili fino alla metà del secolo usando le tecnologie attualmente disponibili. La scelta dell'atomo continua, poi, ad essere rischiosa: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia.
Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie. L'emergenza nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l'economia del Paese.

Per tornare al'atomo,infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini.
Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l'innovazione tecnologica, alla diffuzione dell'efficienza energetica e le energie rinnovabii, investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Non c'è bisogno di nuova energia nucleare, ma investire nel risparmo e nell'efficienza energetica e di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossilii.

Dobbiamo far capire che, rispetto al 1987, le alternative nello sviluppo energetico ci sono e sono rappresentate dalle fonti rinnovabili. Siamo ceti che i cittadini di Taranto andranno a votare si al referendum abrogativo che fermerà il salto all'indiretro che il Governo vorrebbe far compiere al Paese.

Read More...

Stampa il post

venerdì 18 febbraio 2011

Vendola non dice la verità! L'Acquedotto pugliese non è ancora pubblico!


Come ormai va di moda nella politica istituzionale si utilizzano le bugie e, questa volta, anche la mistificazione per nascondere le discordanze tra le promesse elettorali e i fatti concreti: l'Acquedotto pugliese non è ancora un "soggetto di diritto pubblico". Dopo quasi un anno dalla rielezione del centrosinistra l'Aqp è tuttora Società per Azioni.
Questa volta è lo stesso Vendola a nascondere la verità, a prendere in giro milioni di italiani raccontandogli una storia che non è affatto vera!
Lo sanno i cittadini e le cittadine pugliesi. Lo sanno i movimenti e i comitati che dal 2004 si battono per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Puglia. Vendola in prima persona, la settimana scorsa, durante un intervento ad "Anno Zero" da Santoro ha mistificato la realtà di fronte alla reale situazione di stallo rispetto al DDL che prevede la ripubblicizzazione sostanziale dell'Acquedotto pugliese, affermando che tutto è stato già realizzato!
Ma questo non fermerà la tenacia e il coraggio di chi crede nella partecipazione e nell'autorganizzazione.
Per questo Sinistra Critica, come sempre, sosterrà a pieno e costruirà in prima persona tutte le mobilitazioni per rendere fatti concreti le rivendicazioni della cittadinanza, dei comitati presenti sul territorio; comitati che senza indugi e tatticismi lavorano, ogni giorno da anni, per restituire la gestione del servizio idrico integrato alla partecipazione sociale ed alla gestione pubblica, fuori dal mercato, estranea ai profitti e alle speculazioni dei privati!


Sinistra Critica, Organizzazione per sinistra anticapitalista


In basso riportiamo la lettera del Comitato pugliese "Acqua bene comune" e del Forum italiano dei movimenti per l'acqua indirizzata a Vendola.


Caro Presidente,

abbiamo ascoltato con attenzione il suo intervento alla trasmissione “Annozero” di giovedì 10 febbraio in merito alla ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese dove lei ha detto che “al trentesimo/quarantesimo giorno di questa legislatura ho fatto la ripubblicizzazionedell’acquedotto come legge del mio governo e l'ho passata nella commissione competente del consiglio regionale”.

Purtroppo, però, come tutti sappiamo, senza l’approvazione del DDL in Consiglio non c’è tecnicamente alcuna legge e la sua affermazione rimane nell’ambito dell’annuncio e non di quanto fatto. Inoltre ha omesso di fornire delle informazioni significative.

Alla storia, infatti, mancava più di un pezzo, ovvero:

il fatto che Ella e l’Assessore Amati, già nell’ottobre 2009, avevate preso pubblicamente l’impegno di presentare in Consiglio, entro la fine del suo precedente mandato, la proposta di legge che sarebbe stata prodotta dal tavolo

tecnico congiunto tra Regione Puglia, Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua (fa fede la rassegna stampa, compresa quella istituzionale);

il fatto che Ella - a nome della sua coalizione – durante la campagna elettorale e, specificatamente nella conferenza stampa del 2 marzo 2010, aveva assunto l’impegno di trasformare il DDL in legge entro i primi 100 giorni della eventuale futura legislatura!

il fatto che dall’11 maggio 2010 – data in cui la giunta ha approvato il DDL sulla ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese – lo stesso disegno di legge è “approdato” nelle competenti commissionisolo ad ottobre 2010 (!) quando sono state programmate e svolte le necessarie audizioni.

Da allora – nonostante le sollecitazioni in tal senso e le richieste di incontro da parte del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – più nulla. Solo in seguito a una nuova mobilitazione, lo scorso 28 dicembre, il Comitato è stato ricevuto dall’Assessore alle OO. PP., Fabiano Amati, che da un lato, ha ammesso la difficoltà di comunicazione, impegnandosi per una comunicazione più “fluida” fra cittadinanza e istituzioni; e dall’altro, ha anticipato la presentazione di una serie di emendamenti al fine di “rafforzare” giuridicamente lo stesso DDL in vista della sua presentazione in Consiglio entro la fine di gennaio 2011. Tuttavia, il testo è fermo ancora nelle commissioni.

Inoltre alcuni di quegli emendamenti presentati hanno suscitato non poche perplessità (confortata dal giudizio di diversi giuristi) in quanto apportano differenze sostanziali al testo approvato dalla giunta lo scorso 11 maggio e appaiono in controtendenza rispetto ai principi che hanno guidato fin dall’inizio il percorso di ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, ovvero:

· gestione di tutto il SII in Puglia attraverso un organismo di diritto pubblico;

· gestione partecipata da parte dei cittadini e dei lavoratori al governo del SII;

· garanzia per tutti, anche coloro senza mezzi, a condizioni minime di servizio;

· esclusione del profitto da parte di privati nella gestione del SII o parti di esso.

Come abbiamo avuto modo di specificare, tali principi risultano sensibilmente "annacquati" o stilatiin forma tale che, in alcuni passaggi, appaiono non chiari e suscettibili di molteplici interpretazioni.

Premesso quanto detto e dato il crescente e appassionato interesse della popolazione pugliese e italiana sull’argomento (testimoniato dal formidabile successo della raccolta di firme per i referendum sull’Acqua e la recente dichiarazione di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale dei due referendum sui quali i cittadini saranno chiamati ad esprimersi nella prossima primavera), cogliamo l’occasione per chiederle di continuare ad “andare avanti passo dopo passo con concretezza”,

Rinnovandole la richiesta

di un incontro urgente per il necessario chiarimento e per discutere riguardo alle necessarie modifiche da apportare al testo, per renderlo più chiaro e inequivocabilmente in direzione della ripubblicizzazione del SII.




Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Read More...

Stampa il post

domenica 5 dicembre 2010

Senza pensione... Lavoratori precari senza pensione?



da Il megafonoquotidiano e ilfattoquotidiano.it (informazione online di SINISTRA CRITICA)

Cresce l'allarme per le ambiguità dell'Inps che non pubblica le proiezioni previdenziali per gli iscritti alla gestione separata.
Il presidente dell'Inps dice che l'istituto non permetterà a chi è iscritto alla “gestione separata” di poter fare online una “simulazione” della propria pensione: "Si rischierebbe un sommovimento sociale". Rivolta in Rete dei precari, ma i sindacati rimangono in un imbarazzante silenzio
Precari in allarme, un futuro senza pensione. E i sindacati che fanno? Tacciono. Nei giorni in cui su Internet si moltiplica il tam tam intorno al destino dei parasubordinati, i confederali sono impegnati a esprimere solidarietà e sdegno nei confronti degli attacchi con uova e vernice alle sedi della Cisl di Terni e Roma. Ma non sono loro che devono difendere i lavoratori? Se lo domandano i giovani che in Rete hanno dato il via al passaparola della dichiarazione di Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, che lo scorso 6 ottobre sulle pagine del Corriere della Sera ha chiosato al convegno dell’Ania e Consumatori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Questo significa che, mentre i lavoratori che entro 12 mesi raggiungono il diritto al pensionamento possono consultare online quanto riscuoteranno, per i precari l’incertezza sulle cifre è assoluta. I contributi che pagano oggi, ovvero il 26% del loro stipendio, finisce nelle casse dell’istituto di previdenza per pagare nonni e genitori. Non certo il loro futuro.

La notizia passa in sordina sui media tradizionali ma viene rilanciata in rete, da Agoravox a Beppe Grillo, e su Facebook sono in decine di migliaia a condividere questo post di Blogosfere. La protesta sale su Internet, ma non trova una reazione adeguata dei sindacati che glissano sulla “battuta” del presidente dell’Inps. Nei commenti sui social network emerge un dato certo: i sindacati rappresentano solo i loro tesserati, ovvero chi è in procinto o già in pensione. E i giovani pensano a due alternative plausibili: lavorare in nero ed evitare di pagare i contributi. Insomma, sì all’illegalità e ai soldi sotto il materasso piuttosto di un versamento iniquo, peraltro a favore di chi ha già goduto di maggiori garanzie e tutele. Ilaria Lani, reponsabile coordinatrice politiche giovanili Cgil nazionale è imbarazzata: “Il timore è che questa dichiarazione abbia paradossalmente incentivato il lavoro nero, mentre i giovani dovrebbero essere più interessati a conoscere la loro realtà contributiva”. La Cgil tergiversa così sul vero problema: non è una scarsa diligenza dei contribuenti in tema di gestione separata, piuttosto è la consapevolezza radicata che ciò che oggi versano all’Inps non confluirà nella loro pensione. E ci sono anche altri problemi: “Certo, è evidente il nodo della sostenibilità intergerazionale ed è necessario sensibilizzare anche sulla pensione integrativa”. Ma quali precari, oggi, possono permettersi di pagarla? Pochissimi perché i soldi in busta paga sono ancor meno. Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl, spiega che il sindacato non era nemmeno a conoscenza della dichiarazione di Mastrapasqua: “Apprendo ora della notizia e credo che Mastrapasqua sia stato incauto. In questa situazione è preferibile una maggiore responsabilità alle dichiarazioni inopportune”. Anche se la situazione è drammatica. “Intendiamoci, l’allarme non è di oggi. Per questo chiediamo da tempo la riduzione della forbice tra lavoro standard e parasubordinato, perché la forte differenza in termini contributivi si ripercuoterà sulla pensione”. Se il sindacato fosse così propositivo, sarebbero incomprensibili le ragioni dei precari, ma Petriccioli è convinto che la Cisl sia sulla strada giusta: “Non credo che ci sia un buco di rappresentanza. Certo, dobbiamo migliorare ed è necessaria anche la volontà politica di farlo. Se Mastrapasqua dice così deve anche fornire una soluzione”. Sorprende in ogni caso che la Cisl sia concentrata sul lancio di uova e vernice e non abbia né visto né commentato la dichiarazione del Presidente dell’Inps. “E’ legittimo che in casi di violenza così eclatante si manifesti solidarietà. Non si tratta di un complotto. Noi di precari ci siamo sempre occupati”. L’unico a emettere un comunicato all’indomani della dichiarazione contestata è stato NidiL – Cgil, che si occupa di lavoratori atipici. “Il problema è reale”, spiega la segretaria generale Filomena Trizio. “Non so quali stime abbia Mastrapasqua e la recessione di oggi è un’aggravante sul maturato pensionistico. Il mondo del lavoro ha creato condizioni individualizzate, ma i precari devono ancora credere nei sindacati e rivolgersi a loro con più forza”. Domenico Proietti, segretario confederale Uil con la delega ai temi della previdenza elenca i successi del lavoro sindacale: “Siamo impegnati per trasformare la flessibilità in stabilità aumentando anche la contribuzione”. Come è possibile che la Uil non si sia pronunciata a fronte di una dichiarazione simile? Non sarà forse che è lontana da chi pretende di rappresentare? “Commentiamo le notizie solo quando veniamo sollecitati”, puntualizza Proietti. “I precari sanno che siamo dalla loro parte e non parliamo solo con le parole di Mastrapasqua, che ha confermato quanto il futuro delle giovani generazioni sia segnato al ribasso. E ai parasubordinati, adesso, manca davvero qualcuno che, fuori dalla piazza virtuale, porti avanti i loro diritti.

Read More...

Stampa il post